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Antipasti liguri da non perdere: le ricette tramandate che sorprendono ancora oggi

📅 22 Agosto 2026✍️ di Matteo Sbrana⏱️ 5 min di lettura

In Liguria l’attesa del pasto comincia dagli antipasti. L’ho imparato gestendo una trattoria sulla riviera: se apri bene, il tavolo si rilassa, si fida e ordina con entusiasmo. Odore di basilico al mortaio, olio taggiasco che brilla sul piatto, fritti leggeri che non lasciano rimpianti. Sono ricette tramandate, ma quando le rispetti e le snellisci nei passaggi, sorprendono ancora oggi.

Frisceu: le frittelle che parlano in dialetto

Le frisceu alle erbette e al baccalà sono il mio biglietto da visita. L’impasto che non sbaglia: 300 g di farina 00, 8 g di lievito di birra fresco (o 3 g secco), 330 ml di acqua frizzante ben fredda, un pizzico di zucchero e sale. Mescolo veloce e lascio coperto 45-60 minuti.

Per le erbette, vado di bietoline, borragine e cipollotto; trito finissimo e aggiungo alla pastella. Se uso il baccalà, lo disalo per tempo, lo asciugo e lo taglio a cubetti piccoli. Frittura a 170-175 °C, poche alla volta, scolo su carta e sale subito.

Consigli rapidi: la pastella deve “cadere” dal cucchiaio, non scivolare a fatica; l’acqua frizzante fredda fa la differenza; provate una frittella di test per capire sale e temperatura. A un evento di paese, mi è capitato di salvare un banco che friggeva a olio tiepido: ho alzato la fiamma, alleggerito la pastella con un goccio d’acqua e da gnocconi unti siamo passati a nuvolette croccanti in dieci minuti.

Acciughe, regine del mare breve

Con le acciughe vince la freschezza. Occhio vivo, odore pulito, polpa soda: se avete questi tre indizi, potete farci di tutto. Le mie tre vie preferite da antipasto sono al verde, all’ammiraglia e ripiene al forno.

Al verde: filetti crudi, spinati e asciutti, conditi con salsa di prezzemolo, aglio leggero, capperi dissalati, aceto di vino bianco e olio buono. Riposano 30-60 minuti in frigo. All’ammiraglia: acciughe appena aperte, olio extravergine, limone, pepe, basilico spezzato con le mani; dieci minuti bastano, servite fredde.

Ripiene al forno: farcia con mollica bagnata nel latte, maggiorana, prezzemolo, un uovo, pinoli tritati e un tocco di grattugiato; formate a libro, panate leggero e 12-14 minuti a 180 °C. Offrite due pezzi a testa: spariscono sempre.

Errore classico: marinare troppo con limone, che “cuoce” e sbriciola la polpa. Meglio meno tempo e più profumo all’impiattamento.

Panissa e cuculli: ceci in doppia veste

La panissa è il cugino solido della farinata. In pentola: 300 g di farina di ceci setacciata in 1 litro d’acqua, sale, mescolo senza tregua per 45 minuti finché tira. Stendo in teglia unta a 1,5 cm, raffreddo, taglio a listarelle e rosolo in padella con olio e rosmarino. Servita calda con limone o cipolla rossa sottile è un antipasto che “chiama” il vermentino.

I cuculli sono la versione fritta e fragrante: pastella fluida di farina di ceci, acqua, prezzemolo tritato e una cipollina; riposo di un’ora e via a cucchiaini in olio a 175 °C. Scolate e salate. Un lettore di Savona mi ha chiesto come tenerli croccanti per un compleanno: soluzione semplice, due fritture brevi; la seconda al momento di servire, 40 secondi bastano.

Farinata e focaccia da condividere

La farinata, tagliata a quadrotti, è il miglior “tappabuchi” tra un antipasto e l’altro. Rapporto che non tradisce: 1 parte farina di ceci, 3,5 parti acqua, sale; riposo di 6-8 ore con una mescolata ogni tanto, teglia ben unta e forno al massimo. A casa, 250-270 °C finché fa la macchiatura dorata; pepe e un filo d’olio all’uscita.

La focaccia di Recco col formaggio, in formato mignon, resta un colpo di scena. Sfoglie sottilissime senza lievito, crescenza al centro e forno violentemente caldo. È un prodotto da Indicazione geografica protetta, quindi rispetto gli ingredienti e dico sempre chiaramente se sto facendo una “versione casalinga”. Taglio a bocconi caldi: non ne resta uno.

Salse e dettagli che fanno la differenza

Un cucchiaio di pesto al mortaio, fatto con Basilico Genovese e olio Riviera Ligure, tutti ingredienti legati alla Denominazione di origine protetta, alza l’asticella anche di una semplice patata lessa. Lavorate veloce e a freddo: se il pesto si scalda, ossida e scurisce.

La salsa verde in chiave genovese la preparo con prezzemolo, capperi, acciuga dissalata, aceto di vino, poco aglio, pinoli e olio. Tenetela più tirata per acciughe e bolliti, più fluida per bagnare la panissa piastrata. Completo il vassoio con olive taggiasche, limone a vivo e una giardiniera lampo: carote, sedano e cavolfiore scottati due minuti in agrodolce e raffreddati in acqua e ghiaccio.

Errori tipici da evitare

  • Pastelle senza riposo: gonfiano in padella e collassano nel piatto.
  • Sale dato in ritardo sul fritto: non aderisce e il sapore rimane piatto.
  • Marinature al limone oltre i 30-40 minuti: “cuociono” le acciughe.
  • Forno tiepido per la farinata: resta gommosa e unta.
  • Pesto frullato a caldo: si ossida e diventa amarognolo.

Servizio che conquista: tempi e temperature

In sala la partita si vince con l’organizzazione. Io preparo prima ciò che regge: salse in frigorifero, verdure pronte, panissa cotta e già stesa. Friggo solo a ridosso del servizio, 6-8 pezzi per volta per non “raffreddare” l’olio. Farinata sfornata da non più di 20 minuti, focaccia caldissima. Piatti freddi su piatti freddi, fritti su carta assorbente, un giro d’olio crudo a filo solo al tavolo.

Mi è capitato di recente, in una cena in terrazza, di servire tre assaggi a testa: frisceu alle erbette, acciughe all’ammiraglia e panissa piastrata con salsa verde. Ho calcolato 120-140 g totali per ospite e ho messo in linea due padelle, una per fritto e una solo per panissa. Tempo medio per coperto: 9 minuti. Nessuno ha aspettato e tutti hanno chiesto il bis delle acciughe.

Se siete a casa, fate così: mettete a marinare le acciughe, preparate salse e verdure, scaldate forno e teglia per la farinata, friggete frisceu all’ultimo. Una spolverata di sale fino marino, scorza di limone non trattato sulle acciughe e un giro di extravergine taggiasco chiudono il cerchio. Antipasti liguri, zero fronzoli, tutto gusto.

Matteo Sbrana

Matteo ha lavorato come gestore in una trattoria della riviera ligure, dove ha imparato l’arte del pesto e delle focacce. Negli articoli mescola ricordi culinari e racconti sulla vita di ristoratori della sua zona.